Frana di Capolungo, il tribunale ingiunge al Comune di intervenire. Lodi: «Fatta giustizia. I cittadini aspettavano dal 2014»

La capogruppo del Gruppo Misto (per Azione) da anni sollecitava l’Amministrazione a effettuare i lavori così come indicato dal Tribunale. Tursi, invece, presentato ricorso rispetto all’ordinanza del febbraio 2016 che obbligava il Comune ad effettuare i lavori. Una prima ordinanza, risalente all’anno precedente e superata da questa, limitava l’obbligo al solo Comune

«Frana di Capolungo, finalmente è stata fatta giustizia per i cittadini e le cittadine che dal 2014 aspettano di rientrare nelle proprie case – dice Cristina Lodi, Gruppo Misto-Azione in consiglio comunale -. Apprendere che i cittadini e le cittadine avevano ragione e il Comune torto non attivando immediatamente i lavori a seguito dell’ordinanza del 2016 sulla frana di Capolungo, per permettere agli abitanti di tornare nelle loro case, non mi ha sorpreso ed è stata anche una grande emozione. Ricordo ancora i volti dei cittadini disperati che mi sottoponevano il loro problema che da anni non veniva risolto né tantomeno affrontato dal Comune, impossibilitati a rientrare in casa ma continuando a pagare affitti e mutui per case non accessibili. La cosa grave è che oggi al Comune è stato intimato di intervenire e dovrà pagare molto di più di quello che avrebbe pagato se fosse intervenuto nel lontano 2016. C’è la novità della Regione che è stata chiamata in causa, con il risultato di avere due enti che si passano la palla, come se fosse avvelenata, su questa gravissima situazione. Certo è che anche se entrerà in campo la Regione, i costi del Comune lieviteranno e a pagarli saranno i genovesi. Il Comune poteva intervenire subito a seguito dell’ordinanza per poi rivalersi eventualmente su chi di dovere per avere i rimborsi. Martedì chiederò in aula che sulla questione si agisca velocemente e quali sono i tempi di intervento previsti dalla giunta. Spero che il Comune si assuma tutte le responsabilità e che intervenga al più presto per permettere agli abitanti di tornare nelle loro abitazioni. Certo è che questa scelta politica la stanno pagando tutte le famiglie che dal 2014 a oggi hanno visto stravolta la propria vita».

Il caso del mancato intervento del Comune sulla frana del 19 gennaio 2014 a Capolungo, che aveva comportato lo sfollamento di 14 persone, solo quest’anno è tornato nella Sala Rossa di Tursi ben tre volte.
«Abbiamo appreso dalla stampa di un’indagine, di una perizia resa dall’Università, che avrebbe attestato uno stato di degrado della falesia tra Capolungo e Bogliasco – aveva risposto, in Consiglio Comunale, nel gennaio scorso, il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici a un’interrogazione della consigliera Donatella Alfonso (Pd) -. Premesso che non ne siamo in possesso e che questa sarebbe stata commissionata da parti private, come mio dovere mi sono attivato per acquisirla e valutarla con i miei collaboratori e posto che in giudizio sono stati fatti diversi accertamenti tecnici, non è emersa questa situazione di degrado tale da minacciare la ferrovia e la via Aurelia. Agli atti del Comune non risultano informazioni così inquietanti».
«Per quanto riguarda la soluzione – aveva detto Piciocchi a gennaio in Consiglio – c’è un giudizio che pende e a oggi non abbiamo avuto la sentenza di primo grado e l’esito del processo, ma c’è un provvedimento cautelare che ha ordinato al Comune di realizzare una serie di interventi in cui, dal punto di vista attuativo non è mai stata messa in discussione la differenza del Comune con la subdelega del demanio marittimo, ma che per quanto riguarda la competenza finanziaria – essendo 8 milioni di euro – spetterebbe al demanio l’intervento su un bene non di proprietà comunale. Mi sono attivato con la Corte dei conti perché non capisco il motivo per il quale il Comune debba spendere una cifra tale per la messa in sicurezza e il consolidamento di un patrimonio che non è comunale: noi esercitiamo una delega, ma c’è un principio di correlazione tra le deleghe e gli esercizi economici e noi abbiamo un conflitto con l’amministrazione che dovrebbe farsene carico. Un altro problema è che è un’opera tanto complessa e invasiva che comporterebbe l’occupazione stabile dell’Aurelia e l’apertura a senso unico alternato con conseguenze che lascio immaginare. Verificheremo. Alla luce delle perizie del tribunale abbiamo ritenuto di intervenire immediatamente con un’opera di difesa costiera andando a ricostruire la scogliera ai piedi della falesia. L’oggetto del contendere è se questa sia dovuta dall’erosione dovuta dalle piogge o da carenze manutentive o dall’azione del mare: prevale quest’ultima tesi e quindi la prima opera è stata di difesa costiera. Abbiamo stanziato un milione e mezzo, è stata approvata dalla Regione e partirà a breve».
Nel successivo mese di marzo la consigliera Lodi, all’epoca nel Pd, aveva presentato come prima firmataria una mozione, a cui avevano poi aderito i consiglieri del partito. Questo il testo: «Visto che, nell’anno 2022, a seguito dell’ottavo anniversario della frana i proprietari delle abitazioni interessate, scrissero una lettera pubblica al sindaco a seguito della quale ottennero un incontro con l’assessore Piciocchi, il quale comunicò l’intenzione del Comune di procedere non con l’appalto della progettazione già ultimata, ma con una progettazione ex novo nell’intervento di protezione del piede della frana, meno costoso; tenuto conto che le risultanze del monitoraggio continuo da remoto, realizzato dal DICCA (Dipartimento di ingegneria civile, chimica e ambientale dell’Università di Genova) segnalano – da ultimo con rapporto del 28 aprile 2021 – come “in generale si rileva un costante aumento dell’apertura e dello scorrimento delle lesioni, circostanza che delinea un progressivo e costante aggravamento del danno” e che “tale tipo di evoluzione è destinata, in tempi non valutabili dal semplice esame dei dati rilevati, ad evolvere in un collasso più o meno esteso delle strutture modificate”, s’impegna sindaco e Giunta: “in adempimento a quanto intimato dal Tribunale di Genova nel 2016, ad avviare la gara di affidamento dei lavori entro febbraio 2023, mettendo in appalto il progetto già validato dal Comune stesso nel 2021». La consigliera non aveva accettato unemendamento della maggioranza. Il consigliere Nicholas Gandolfo di Genova Domani chiede che, data la complessità dell’emendamento, potesse essere trasformato in un ordine del giorno e la proposta era stata viene accettata. La giunta, tramite l’assessore Matteo Campora, aveva espresso parere favorevole all’ordine del giorno e contrario alla mozione. L’ordine del giorno venne approvato con 24 voti favorevole della maggioranza mentre si era astenuta dal voto l’opposizione. La mozione con parere contrario della Giunta era stata respinta con 25 voti della maggioranza e 13 voti a favore dell’opposizione.
Il 31 ottobre scorso il Consiglio comunale, con i voti della maggioranza e quello di Lodi (il resto della minoranza si è astenuto), è stata approvata la delibera proposta dalla giunta “Intervento opere di presidio a mare a protezione del corpo di frana interessante i terrazzamenti di pertinenza dei civv. 39, 41, 43, 45, 47 di Via Aurelia – loc. Capolungo. Adeguamento del PUC per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e dichiarazione di pubblica utilità ai sensi del D.P.R. 327/2001, CUP B37H16000240004 – MOGE 16464”. Si legge nell’atto: “Su proposta dell’assessore a Bilancio, Lavori Pubblici, Opere strategiche infrastrutturali, Rapporti con i Municipi, Pietro Piciocchi, di concerto con l’assessore all’Urbanistica, Demanio Marittimo, Sviluppo Economico, Lavoro e Rapporti Sindacali, Mario Mascia; premesso che il Comune di Genova è stato convenuto in giudizio davanti al Tribunale di Genova a seguito del ricorso per reintegrazione e manutenzione nel possesso e/o danno temuto proposto dai proprietari di uno degli immobili ubicati sulla Via Aurelia, al di sopra della scogliera di Capolungo. Detto immobile è stato danneggiato dal fenomeno franoso che ha interessato tale scogliera nel gennaio del 2014 e che ha comportato l’emanazione da parte del Comune di dichiarazione di inagibilità e ordinanza di sgombero oltre che del civico 45 – ricorrente – di altri quattro civici nn. 39, 41, 43 e 47; in tale giudizio sono stati convenuti, oltre al Comune di Genova, l’Agenzia del Demanio, la Regione Liguria, la Città Metropolitana, nonché gli altri proprietari degli immobili parimenti ubicati al vertice della scogliera franata, le opere a progetto, come indicato nel Piano Particellare, interesseranno le proprietà di terzi interessate in parte da esproprio; poiché il perfezionamento del procedimento comporterà l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio sulle aree indicate nel piano particellare, che saranno individuate nel P.U.C. vigente”, la Giunta propone al Consiglio: “di disporre l’adeguamento del PUC vigente, per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio delle aree individuate nell’elaborato Piano Particellare; di disporre che l’approvazione del progetto definitivo, in sede di conclusione del procedimento di Conferenza dei Servizi, comporterà altresì la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, ai sensi dell’art 12 del D.P.R. n. 327/2001; di stabilire, ai fini dell’acquisizione delle aree di proprietà di terzi occorrenti per la realizzazione dell’opera, di ricorrere alla procedura espropriativa ai sensi del D.P.R., di stabilire che il Decreto di Esproprio dovrà essere emanato ed eseguito in base alla determinazione urgente delle indennità provvisorie di esproprio, ai sensi dell’art. 22, comma 1 del D.P.R. n. 327/2001, di prendere atto che la spesa degli oneri espropriativi per l’intervento denominato “Opere di presidio a mare a protezione del corpo di frana interessante i terrazzamenti di pertinenza dei civv. 39, 41, 43, 45, 47 di via Aurelia – loc. Capolungo”, pari a € 4.000,00, è finanziata con fondi propri dell’Ente.” La delibera erta stata approvata con 21 voti. 20 della maggioranza e 1 del Gruppo Misto, 11 erano stati i voti della minoranza che si era astenuta.
La delibera era finalizzata a procedere con l’intervento deciso dal Comune, l’opera di difesa costiera eseguita ricostruendo la scogliera ai piedi della falesia. L’intervento, nell’ordinanza del tribunale, è il terzo step. Ora la nuova ingiunzione obbliga il Comune a svolgere i lavori nell’ordine già stabilito e a iniziarli al più presto. Inoltre è stato stabilito un risarcimento di tre milioni di euro per i residenti, che però potrebbero decidere di ricorrere se ritenessero che l’importo sia inferiore al valore del danno subito.


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